I FILLERS – profilo salute, gennaio 2015

Con il termine “filler”si indicano quelle sostanze che, introdotte attraverso un ago nella cute o immediatamente al sotto di essa, hanno lo scopo di “riempire” i tessuti. Abitualmente il medico estetico ricorre ai fillers per la correzione di rughe, solchi o avvallamenti del viso o semplicemente per incrementare il volume di alcune aree anatomiche come le labbra o gli zigomi.

I principi attivi che li costituiscono sono numerosi e si possono differenziare in due grosse famiglie: sostanze riassorbibili e sostanze permanenti.

I fillers riassorbibili sono i biomateriali maggiormente diffusi in quanto caratterizzati da una maggior facilità di impiego, una maggior naturalezza e da minor numero di complicanze. I capostipiti di questa famiglia sono l’acido ialuronico ed il collagene. Il trattamento si esegue una o due volte all’anno ed è praticamente privo di controindicazioni con una esposizione minima a complicanze che, comunque, sono facilmente risolvibili.

L’acido ialuronico è un elemento strutturale fondamentale in molti tessuti umani. Nella pelle, grazie alla sua disposizione tridimensionale, costituisce l’impalcatura essenziale che ne determina l’idratazione, la plasticità ed il turgore.

I fillers permanenti, come si intuisce dal nome, una volta iniettati nell’organismo, sono almeno in teoria perenni. Questo presupposto porta con se vantaggi e svantaggi. I vantaggi sono legati al fatto che il paziente si sottopone una sola volta all’impianto della sostanza. Gli svantaggi sono legati ai rischi inevitabili che l’introduzione di questi materiali comporta; l’organismo li riconosce come estranei e cerca di eliminarli innescando una continua reazione infiammatoria nella sede dell’impianto.

Talvolta l’impiego dei fillers non trova indicazione solo nelle terapie di “abbellimento” del viso infatti anche la chirurgia ricostruttiva ha fatto proprio l’impiego di questi prodotti per colmare deficit dei tessuti provocati da perdite di sostanza derivanti da traumi o da malformazioni congenite.