IL MINI LIFTING DEL VISO – dentrocasa, ottobre 2012

Non è ben chiaro cosa si intenda per “minilifting” infatti alcuni autori si riferiscono ad una ritidoplastica (traduzione in italiano del termine lifting) localizzata ad una sola area del viso, come la regione temporale oppure l’area dello zigomo o esclusivamente quelle del collo e del margine mandibolare, altri specialisti riconducono il termine mini ad una procedura poco invasiva ovvero con scollamento cutaneo ridotto.
In merito a questo argomento spesso i pazienti chiedono a quale età si debba fare un lifting ma è evidente come sia difficile rispondere a questa domanda. Il “bisogno” di fare un lifting nasce e matura nel paziente che non è più in armonia con il proprio aspetto fisico ed in particolare con il proprio volto. Una persona che vive nel mondo dello spettacolo è maggiormente predisposta a richiedere procedure di ringiovanimento facciale anche in giovane età e più volte durante la sua vita lavorativa; il soggetto che mal tollera l’invecchiamento valuterà una ritidoplastica in tarda età diversamente da chi desidera conservare un aspetto giovanile e programma piccoli interventi dilazionati nel tempo.
In età matura molte persone lamentano un certo disagio per il progressivo venir meno della definizione dell’ovale del viso. La cute tende, per gravità e riduzione del tono, a scendere verso il basso accentuando i solchi nasolabiali e i labiomentonieri con una discontinuità della linea mandibolare tra la regione del mento e quella del prolungamento mandibolare. Parallelamente si strutturano delle pliche cutanee a livello del collo prodotte dal cedimento della muscolatura mimica. Come primo approccio si cerca una soluzione nella medicina estetica ricorrendo a fillers per riempire i solchi o l’area zigomatica, alla radiofrequenza per aumentare il tono della pelle oppure al lipofilling o ai fili di sospensione per i più esigenti.
Quando tutto ciò non basta più si ricorre al bisturi. Quando scegliere un minilifting al posto di un lifting tradizionale? Quando si desidera un sostanziale ringiovanimento conservando la propria fisionomia con un trauma possibilmente contenuto. Il candidato ideale è il paziente di mezza età che percepisce un senso di disarmonia tra il proprio volto e l’immagine giovanile percepita di sé stesso.
Attraverso una incisione davanti e/o dietro il padiglione auricolare si esegue uno scollamento contenuto dei tessuti cutanei ponendo in tensione i muscoli mimici prima di sacrificare la cute eccedente e suturare. I limiti dei minilifting sono legati alla minor potenzialità di trazione rispetto ad una procedura tradizionale ed è proprio per questa ragione che trova indicazione nei casi di invecchiamento medio del viso dove il paziente desidera conservare le proprie caratteristiche fisiognomiche infatti chi affronta una procedura mini invasiva probabilmente prevede di sottoporsi ad un trattamento similare dopo una quindicina di anni se vorrà ancora rinnovare il proprio aspetto. Un altro limite da considerare è la presenza di cicatrici a ridosso del padiglione auricolare che prevedono un inevitabile comouflage nei primi mesi. Il minilifting cervicofacciale si esegue in regime di day hospital in anestesia locale supportata da una blanda sedazione per mettere a proprio agio il paziente.