SICUREZZA DELLE PROTESI MAMMARIE – dentrocasa, aprile 2012

Una protesi mammaria è un impianto corporeo costituito, nella maggior parte dei casi, da un involucro in silicone e da un contenuto in gel di silicone. Tale dispositivo può avere forme e volumi differenti per assecondare quanto più possibile i desideri della paziente in funzione delle proprie caratteristiche anatomiche.
In Europa esistono numerose case produttrici di protesi regolarmente riconosciute ed autorizzate dalle autorità competenti ma è ben noto che un paio di queste, per storia e ricerca scientifica, producono impianti di elevato standard qualitativo a differenza della concorrenza che si pone in una fascia lievemente più bassa. Tutte le protesi sono contrassegnate da un numero di lotto e da un numero di serie ed ogni paziente dispone di documentazione del proprio impianto. Benché quelle di maggior qualità siano garantite a vita è bene ricordare che nessun impianto corporeo è eterno indipendentemente dall’azienda produttrice ma è altrettanto vero che è più difficile riscontrare problemi con i prodotti di fascia alta; è utile anche sottolineare che la scelta degli impianti in chirurgia estetica dipende esclusivamente dal chirurgo e che ogni dispositivo medicale è autorizzato dal ministero della salute che dovrebbe sancirne l’idoneità.
In merito alle recenti notizie a proposito delle protesi dell’azienda francese Poly Implant Prothese (PIP) riteniamo corretto, pur non avendo mai utilizzato tale prodotto, specificare che questa azienda ha prodotto impianti per oltre 20 anni che storicamente non hanno creato problematiche statisticamente rilevanti rispetto ai competitor industriali. Recentemente, osservando che il numero di problematiche legate agli impianti PIP era fortemente incrementato, il ministero della salute francese ne ha bloccato la commercializzazione a partire dal 31 marzo del 2010 e il ministero della salute italiano ha fatto propria la medesima indicazione dal 1 aprile 2010. Effettivamente la società francese responsabile per i dispositivi medici ha poi verificato che a partire dal 2001 la PIP ha impiegato una variante molecolare di silicone non autorizzata. Questo dato non è necessariamente indicativo del fatto che siano tossiche o cancerogene in quanto non solo non sono ancora stati eseguiti studi in merito e il dato statistico non dimostra nessuna correlazione tra gli impianti PIP ed il carcinoma mammario. Anche l’agenzia inglese di controllo dei dispositivi medici ha verificato che il silicone non è conforme ma non ha evidenziato alcuna correlazione con il cancro.
Come spesso capita i mass media risultano poco fedeli alla realtà e gli enti certificatori poco attendibili.
Il ministero della salute italiano si è adeguato alle posizione dei colleghi europei ed ha previsto negli ultimi giorni del 2011 un censimento di tutti gli impianti PIP eseguiti nel nostro paese.
I suggerimenti possibili per una paziente portatrice di protesi mammarie sono quelli di accertarsi, se già non ne è a conoscenza, del tipo di impianto di cui è portatrice e di sottoporsi ai normali controlli di routine per verificare lo stato di salute della mammella e contestualmente il radiologo darà indicazioni anche sulle protesi suggerendo, quando lo ritenga necessario, una risonanza magnetica per una valutazione più specifica. Queste regole sono sempre valide e lo sono a maggior ragione per le pazienti portatrici di impianti di aziende minori.